Vai al contenuto

5 settembre 2012

La solitudine e le sue sfumature

“Tutti coloro che prendono seriamente se stessi e la vita, vogliono stare soli, ogni tanto. La nostra civiltà ci ha così coinvolti negli aspetti esteriori della vita, che poco ci rendiamo conto di questo bisogno, eppure la possibilità che offre, per una completa realizzazione individuale, sono state messe in rilievo dalle filosofie e dalle religioni di tutti i tempi. Il desiderio di una solitudine significativa non è in alcun modo nevrotico; al contrario, la maggior parte dei nevrotici rifugge dalle proprie profondità interiori, ed anzi, l’incapacità di una solitudine costruttiva è per se stessa un segno di nevrosi. Il desiderio di star soli è un sintomo di distacco nevrotico soltanto quando l’associarsi alla gente richiede uno sforzo insopportabile, per evitare il quale la solitudine diviene l’unico mezzo valido”.
(K. Horney, I nostri conflitti interni).

Nel corso della propria esistenza ciascuno di noi ha provato l’esperienza della solitudine e quando ci siamo confrontati con gli altri ci siamo accorti che non ne esiste solo una. Ognuno di noi ha un proprio modo di rappresentarla, di viverla e perché no, di immaginarsela. Esiste, dunque, una solitudine diversa per ognuno di noi? Penso proprio di si e, se spiegarla e descriverla non è sempre facile, un tentativo è doveroso. A tale proposito, ho voluto riportare qui di seguito le parole del Piccolo Principe per tradurre le immagini in forma scritta.

“Da te, gli uomini”, disse il Piccolo Principe, “coltivano cinquemila rose nello stesso giardino… e non trovano quello che cercano”… “E tuttavia quello che cercano potrebbe essere trovato in una sola rosa o in un po’ d’acqua”… “Ma gli occhi sono ciechi. Bisogna cercare col cuore”. (Saint-Exupéry, 1943, pag.108).

Se riflettiamo sulle parole del Piccolo Principe ci rendiamo conto che esse esprimono la condizione umana d’oggi: un uomo che ricerca all’esterno i significati delle cose allontanandosi sempre di più dalla fonte originaria interiore. Il Piccolo Principe lancia un messaggio di ricerca ed indica la strada, la stessa che vorrei percorrere con voi quando parliamo di solitudine.

La solitudine, per sua natura, tocca profondamente tutti gli uomini, è ineliminabile, ci accompagna per tutta la vita e per alcuni, i più fortunati, può diventare la strada della ricerca interiore. Però, la solitudine nonostante offra all’uomo innumerevoli opportunità per maturare e divenire un soggetto autonomo, è spesso ricettacolo di valenze negative. È una condizione spiacevole che spesso diventa un nemico dal quale affrancarsi a tutti i costi. Le reazioni alla solitudine sono delle più disparate. L’uomo contrappone alla solitudine un vivere caotico, un mondo costellato da relazioni, disseminato di suoni ed immagini e affastellato da azioni. Per non vivere l’esperienza della solitudine, l’uomo è disposto a tutto.

La solitudine non è solo disperazione, ma è anche speranza e forza conquistata nel riconoscimento di una propria individualità, tantevvero che esiste una felicità e/o una serenità nella solitudine.

Ed è per questo che occorre rieducare le persone alla solitudine rendendola uno strumento che permette sia di realizzare un vero incontro con il proprio sé, sia di far germogliare le emozioni che proviamo, sia di ridare valore al silenzio, come atto preparatorio al comunicare e al relazionarci con gli altri.

Spesso sentiamo parlare della paura della solitudine e poco della capacità d’essere soli. Durante il nostro sviluppo psicofisico, se non abbiamo subito dei gravi traumi, dall’infanzia ad oggi, abbiamo sperimentato, magari gradualmente, un essere soli anche in presenza dell’altro. La fiducia e l’autostima, costruite dentro di noi negli anni della crescita, ci hanno permesso di controllare la solitudine di riconoscere i sentimenti che animano la parte profonda di noi stessi e di esprimerli. La solitudine diviene, così, condizione privilegiata e da ricercarsi per aiutare l’individuo ad integrare i pensieri interni con i sentimenti e con le emozioni. Costruire un momento di solitudine e di silenzio ci aiuta a ritrovare noi stessi nell’oceano della vita.

Commenti chiusi