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7 luglio 2010

La Leadership come affermazione di se’

Il tema della leadership è un tema in sintonia con i tempi, molto attuale. Sono molte le figure professionali che mettono in gioco questa abilità, costantemente o periodicamente: lo psicoterapeuta, il manager, il responsabile, il medico, l’insegnante, il politico. Essi devono spesso esporre se stessi, risolvere problemi o conflitti, prendere decisioni, mostrare la strada. Queste figure a volte ci mostrano nuove parti di noi, ci conducono verso una maggiore consapevolezza, ci incoraggiano verso i cambiamenti; ma a volte ci utilizzano, ci manipolano, ci chiedono di fare ciò che non vorremmo, ci confondono. Il leader, dunque, può assumere le sembianze del maestro, del capo ed anche dell’impostore.

Il leader, inteso nella sua accezione più ampia, è colui che ha imparato ad affermare se stesso, sa coinvolgere gli altri, sa influenzare gli altri, ha capacità persuasive. I leader mettono in gioco molteplici caratteristiche e competenze: il senso di responsabilità, il potere personale, la capacità comunicativa, il saper emozionare, coinvolgere e motivare le persone a fare, prendono decisioni, producono nuove idee. Se un leader ha tutte queste caratteristiche, allora leader siamo anche noi, per scelta o per destino, nella quotidianità o nella professione, in famiglia, al lavoro, nella comunità.

L’espressione della propria leadership è strettamente collegata all’affermazione di sé. Cosa si intende per affermazione di sé?

Fino a poco tempo fa, l’affermazione di sé coincideva con l’età della maturità: quando l’individuo era in grado di passare da una dipendenza infantile all’affermazione di sé e dei propri bisogni, tipica dell’autonomia. Questa posizione si fondava su una visione auto-centrata ed espansionistica del sé.

Invece, oggi, proprio perché nella nostra attuale società si avverte un bisogno diffuso di recuperare il valore della comunità, della solidarietà e della cooperazione, per affermazione di sé si intende il giusto equilibrio fra i nostri bisogni e quelli altrui; e quindi imparare ad auto-centrarsi, per poi de-centrarsi e ritmare queste due posizioni. Allo stesso modo, il pensiero ecologico contemporaneo dà massimo rilievo all’interdipendenza individuo/ambiente, pertanto l’affermazione di sé vive e si nutre nella relazione. Durante tutta la vita cerchiamo la giusta vicinanza gli uni dagli altri. In un celebre passo, Schopenhauer (Parerga e Paralipomena, II, 2, cap. 30, 396) narra che “dei porcospini, in una fredda giornata d’inverno, si strinsero vicini, per proteggersi, col calore reciproco, dal rimanere assiderati. Ben presto, però, sentirono le spine reciproche; il dolore li costrinse ad allontanarsi di nuovo l’uno dall’altro. Quando poi il bisogno di scaldarsi li portò di nuovo a stare insieme, si ripeté quell’altro malanno; di modo che venivano sballottati avanti e indietro tra due mali, finché non ebbero trovato una moderata distanza reciproca, che rappresentava per loro la migliore posizione”.

La storia dei porcospini di Schopenhauer rappresenta una metafora sul paradosso delle relazioni: <<la giusta distanza>> tra noi diventa un punto di equilibrio fondamentale per mantenere sia il senso di noi stessi, sia il rapporto con l’altro. In altre parole, nel rapporto con gli altri dobbiamo saper “pungere il giusto”: affermare noi stessi, senza perdere di vista il contatto con le altre persone.

Le tematiche legate al potere sono centrali nel lavoro di gruppo. Purtroppo esiste la tendenza a considerare l’esercizio del potere da parte del leader del gruppo come <<una cosa negativa>>. In realtà, è la negazione da parte dei leader del gruppo del loro stesso potere e della loro incapacità ad esercitarlo in modo appropriato a costituire la minaccia più grande per il gruppo. Quali facilitatori di gruppo, si dispone di un ruolo fondamentale da svolgere, perché il modo in cui riconosciamo, usiamo e condividiamo il nostro potere nel gruppo non passa inosservato. Quindi, imparare a credere nel potere e nella responsabilità personali e ad accettarli può essere un’esperienza importante per tutti i membri del gruppo. L’esercizio del potere fa parte della capacità di leadership, inoltre, un buon leader non detiene in modo assoluto tale potere, ma lo lascia fluire tra i vari membri del gruppo. Questo stile di leadership viene definita leadership diffusa o condivisa e si aggiunge ai tre stili di leadership più conosciuti (autocratica, democratica, permissiva). Oggi, però, rispetto ai diversi stili di leadership, si tende a parlare di leadership situazionale o adattiva riferendosi alla capacità del leader di adattare il proprio comportamento alla situazione attuale e ai bisogni contingenti dei propri collaboratori. Secondo questa definizione, il leader di successo è dotato di capacità di osservazione e capacità diagnostiche tali da riuscire a identificare e valutare le variabili situazionali, impostando di conseguenza lo stile di leadership più adeguato (leadership autocratica, leadership democratica, leadership permissiva, leadership diffusa o condivisa).

Per decenni in letteratura, sono state menzionate solo la leadership autocratica, democratica e permissiva, invece, la leadership diffusa o condivisa è piuttosto recente. Quest’ultima presuppone un equilibrio fra il contatto ed il ritiro, fra l’auto affermarsi ed il decentrarsi, per far posto all’altro nella relazione. Un leader che propone uno stile di leadership diffusa o condivisa deve consentire a ciascun componente del gruppo di sperimentarsi nella propria capacità di leadership. Quindi, la leadership diffusa o condivisa stimola la capacità di tutti, l’esposizione di tutti; infatti la sua finalità è la valorizzazione delle risorse disponibili all’interno del gruppo sia in termini operativi che in termini relazionali.

Il concetto di leadership diffusa o condivisa riporta alla metafora del gioco della staffetta.

Leadership

La staffetta, nell’atletica leggera, è una gara di corsa tra squadre di tre o quattro atleti ciascuna, ognuno dei quali, in successione, percorre una frazione dell’intero percorso: terminata la propria frazione l’atleta consegna un bastoncino (detto testimone) ad un suo compagno che, da quel momento, comincia a sua volta a correre. Allo stesso modo, all’interno di un gruppo la capacità di leadership di ciascun componente del gruppo viene fatta fluire proprio come il passaggio del testimone nel gioco della staffetta. L’empowerment, inteso come una percezione dell’aumento del valore di sé e come una maggiore capacità di sentire e utilizzare il potere in modo costruttivo, dovrebbe essere parte integrante dell’esperienza dei membri di un gruppo.

All’interno di un gruppo, la leadership diffusa o condivisa consente di creare uno spazio sia fisico che psicologico per la presa di contatto con il proprio potere. In questo modo, aggiorniamo la percezione di noi stessi nella nostra capacità di leader, sperimentandoci ma anche dal feedback che gli altri ci rimandano, su come ci vedono gli altri.

Oggi, troppo semplicisticamente si ritiene che la leadership sia un tratto esclusivo di alcuni individui, sia appannaggio di pochi eletti. In realtà, la leadership, come la creatività, è una caratteristica diffusa e posseduta da tutti. Certamente esistono diverse sfumature sul “come” incidiamo sull’ambiente. Fatto è che in tutti noi c’è un piccolo leader. Basti pensare a tutti i problemi, piccoli e grandi, che ognuno di noi affronta nel quotidiano: da come organizzare un party a sorpresa per il marito, a come cercare lavoro. Tutti noi affrontiamo le situazioni giornaliere, cercando di trovare le soluzioni possibili con creatività e spirito di improvvisazione. Siamo tutti pronti ad essere leader nell’ordinario, basta credere in se stessi e darsi mete possibili.

L’esercizio del potere fa parte della capacità di leadership ed un buon leader non detiene in modo assoluto tale potere, ma lo lascia fluire tra i vari componenti del gruppo. Il termine potere, non gerarchicamente inteso, è la capacità di mettere se stessi in quello che si fa: appassionarsi, coinvolgersi, dare direzione e portare gli altri con sé (sedurre). Ma è anche la capacità di prendere la vita con gusto, coraggio e passione.

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