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5 giugno 2010

Il gruppo dei pari

L’appartenenza non è lo sforzo di un civile stare insieme
non è il conforto di un normale voler bene
l’appartenenza è avere gli altri dentro di sé.
L’appartenenza è assai più della salvezza personale
è la speranza di ogni uomo che sta male
e non gli basta esser civile.
È quel vigore che si sente se fai parte di qualcosa
che in sé travolge ogni egoismo personale
con quell’aria più vitale che è davvero contagiosa
.”

Giorgio Gaber

Nel corso dell’adolescenza il gruppo dei coetanei si afferma sempre più come principale punto di riferimento per l’adolescente, che cerca al di fuori della famiglia sostegno sociale ed affettivo nel tentativo di acquisire una maggiore indipendenza. Il gruppo dei pari si configura, quindi, come un’importante risorsa per lo sviluppo e la formazione dell’identità dei ragazzi, ma in alcuni casi può rappresentare un potenziale fattore di rischio. Ed è per questo che oggi voglio dedicare il mio blog ad un articolo rivolto ai giovani affinché abbiano più informazioni su una realtà che li riguarda così da vicino: il gruppo dei pari.

Il gruppo dei pari

“I primi passi nell’extra-mondo-fuori-di-casa”.
Non si può fare a meno di crescere, esattamente come, da bambini, non si può fare a meno di alzarsi sulle gambe, tirarsi su e camminare.
I primi passi … che disastro! Un passo e si ritorna giù. Una, due, cento volte! Eppure nessuno ha mai mollato: cento volte per terra, cento volte di nuovo in piedi. Niente ci poteva fermare! Sono le regole del gioco della vita: non si può fare a meno di crescere e si cresce meglio con l’aiuto di qualcuno. All’inizio erano i nostri genitori o altre figure familiari, poi il nostro mondo si è allargato …
I primi incontri ravvicinati con gli alieni-coetanei che abitano l’extra-mondo-fuori-di-casa ti mettono di fronte ad una triste realtà: il pianeta non è a tua disposizione, esistono “gli altri”, non gli altri come la mamma o la maestra, che prima o poi ti stanno ad ascoltare. Nossignore! Questi “altri” sono tutti diversi, ognuno con il proprio carattere ed i propri capricci, spesso contrapposti ai tuoi.
Queste prime esperienze con i coetanei-bambini sono generalmente di due tipi: o ci si ignora, o ci si litiga (“è mio!” – “No! È mio!”). Non è bello ma è normale: tutti i cuccioli fanno la lotta. Poi, un po’ alla volta, soprattutto se ci sono adulti in gamba che ci aiutano, impariamo a giocare insieme, scopriamo le prime forme di socialità.
Ad un certo punto, scopri di far parte di alcuni gruppi formali, ossia legati ad un qualche tipo di istituzione (come i gruppi scolastici, sportivi, religiosi) e di altri gruppi più piccoli che nascono naturalmente e spontaneamente come i gruppi informali (gruppo di amici). Nei gruppi informali siamo noi a sceglierci gli amici con i quali condividere e trascorrere il nostro tempo libero, invece, nei gruppi classe o sportivi i vari membri ci vengono “imposti”. Il gruppo di amici al quale decidiamo di appartenere è una nostra libera scelta.
Da questo momento, una delle cose che ci farà più soffrire sarà essere messi da parte, essere esclusi. Per evitarlo aderiremo ai riti del nostro gruppo: modi di fare, di vestire, linguaggi e passioni … sarà importante condividere tutto questo.
Ma non è tutto semplice e non è tutto sempre bello. Il gruppo può metterci in difficoltà.
Nel nostro mondo esistono gruppi di ogni tipo, dagli scout ai giocatori di videogame on line, dai tifosi ai gruppi sportivi o religiosi … alcuni gruppi dividono il mondo in “buoni” e “cattivi” e ti chiedono un’adesione esclusiva, altre non hanno “nemici” e ti permettono di fare parte di più gruppi contemporaneamente. Il gruppo è fatto di individui ma è anche un organismo a parte, con regole e comportamenti propri: se ci pensi, ci sono cose che fai in gruppo che da solo non faresti mai. Tutto questo può essere bello, perché è bello avere delle emozioni condivise, ma può anche essere molto brutto, perché puoi perdere la tua capacità di decidere cosa è bene e cosa no e puoi trovarti a fare delle cose anche molto discutibili. Se fai parte di un gruppo e riesci a mantenere la tua individualità rifiutandoti di fare cose che da solo non faresti mai, è un segno di grande maturità. Se ci riesci, sei un “grande!”
Ogni gruppo ha simboli, linguaggi e comportamenti, che rendono i suoi membri riconoscibili; tutti i gruppi hanno luoghi e occasioni particolari di incontro, che rafforzano il senso di appartenenza.
Detto questo, quale potrebbe essere il tuo gruppo? Ti piace tutto del tuo gruppo o c’è qualcosa che ti lascia perplesso? Se ha lati oscuri, quale potrebbe essere la via di uscita?

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